La libertà di essere donna: riconoscere le ferite per evolvere.

Cenerentola, Medea, Eva e Agar sono nomi di donne che conosciamo da sempre. Le loro storie risuonano potenti in noi, ma spesso ciò che ricordiamo sono solo porzioni di prospettive più ampie. Conoscere questi archetipi e le ferite che hanno affrontato ci permette di evolvere, di cambiare la nostra esistenza. Una possibilità di trasformazione che rompe il perpetuarsi degli schemi negativi e ci porta a risvegliare la nostra natura più autentica e libera.

Nel corso della nostra vita possiamo confrontarci con una serie di situazioni e problematiche che sembrano ripresentarsi con estrema regolarità.

Rifiuti, abbandoni, tradimenti, giudizi, rabbia che di volta in volta tornano alla mente e sembrano volerci far rivivere gli stessi schemi negativi che in passato ci hanno già arrecato danno.

Spesso possiamo ricondurre  questi circoli viziosi a ferite universali che abbiamo imparato a ignorare o addirittura legittimare nella convinzione errata che non potessimo fare nulla per cambiare il finale imposto. Ma così non è e non deve essere.

Per invertire la rotta e trasformare la storia che stiamo impersonando possiamo far riferimento a coloro che hanno già affrontato queste ferite uscendone vittoriose. Queste figure archetipe sono in realtà tra le più famose perché i loro racconti sono tramandati da tempo nella nostra tradizione. Parliamo infatti di Cenerentola, Eva, Agar e Medea. A ben vedere però quella che è giunta a noi è una versione parziale della storia trasformativa che le vede coinvolte.

Le ferite universali: gli schemi e la libertà di essere donna.

Quando ci riferiamo alle ferite interiori vogliamo rimandare a quei dolori profondi che lasciano il segno non solo nel corpo, ma anche nella nostra anima. Ogni volta che ci troviamo a vivere la stessa situazione negativa che, un tempo ci ha toccato, la ferita torna a sanguinare. In breve rivivendo quella sofferenza attiviamo e riproponiamo lo schema o la dinamica negativa che in passato ci ha già danneggiato.

Il tempo, gli insegnamenti esterni e l’esperienza ci insegnano a ignorare quel disagio. Impariamo in fretta a voltarci dall’altra parte ingoiando lacrime di rabbia e delusione di fronte a torti e ingiustizie. Impariamo a chinare la testa, a far finta che vada tutto bene, a rimettere in scena le nostre tragedie diventando infine semplici spettatrici della nostra esistenza.

Conoscere gli archetipi femminili, le ferite sperimentate e le occasioni di rinascita ci permette invece di iniziare a sovvertire il lento corso del destino. Ispirandoci a Cenerentola, Medea, Eva e Agar possiamo dunque acquisire la consapevolezza necessaria per farci artefici del cambiamento e della nostra vita.

Libertà ed essenza: i doni dei 4 archetipi femminili.

È così che guardando ad Agar impariamo a elaborare la ferita dell’umiliazione. Smettiamo di sentirci schiave del patriarcato e rinunciamo alla sottomissione e alla dipendenza. Riconquistiamo il nostro potere ma non ci facciamo irretire dal senso di rivalsa, dal desiderio di dominio o dalla rivalità.

Se in passato abbiamo vissuto abusi, maltrattamenti, rifiuti o ci sono state imposte negazioni allora possiamo chiedere aiuto a Cenerentola. Questa figura ci insegna ad andare oltre alla ferita dell’abbandono, ci insegna quindi a fidarci e affidarci a coloro a cui teniamo.

Approfondendo il nostro viaggio di donne potremmo accorgerci che tendiamo a giudicare noi stesse o chi ci circonda. A causa di convinzioni limitanti potremmo aver acquisito canoni di giudizio altrui e potremmo negare o maltrattare le nostre emozioni, fantasie e desideri. In questo caso l’archetipo che ci può sostenere è Eva attraverso cui elaboriamo la ferita del giudizio e impariamo ad accoglierci in profondità senza reprimere alcuna parte di noi.

Da ultimo, possiamo concentrarci su Medea e sul poter essere donna e maga potente. Grazie al lavoro con questa storia possiamo superare la ferita del tradimento e la rabbia che porta con sé. Così facendo torniamo a vedere l’amore come energia preziosa e non più nella sua forma distruttiva. Integrando in noi stesse queste figure archetipe abbiamo quindi l’occasione di rompere gli schemi negativi che tendiamo a perpetuare e di rinascere rinnovando la nostra esistenza.


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